Mari

 

 

 

 

 

Certe volte. Come quei giorni perfetti per camminare in riva al mare e raccogliere conchiglie, avvicinarle all’orecchio e sentire cosa hanno da dirti. Certe volte sul sorvolare su cosi tante cose.. che neanche più ti interessa dove sei diretta, ti interessa solo che non ti intralcino la strada. Pensieri, di come quanto sai che qualunque cosa faresti sarebbe inutile, è lì che ti fermi e aspetti che passi.

Forse siamo solo effetto di un futuro mai successo, dove le radici sprofondano in tanti rami nel presente e dove riconosci subito quanto stai bene perché non ti volti a guardare indietro. E’ l’istinto. Solo colpa dell’istinto che un giorno ti fermi preferendo tornare dove non sei mai stata, solo per far contenta l’immaginazione.

Ritrovarsi e continuare. Passare al capitolo successivo non rimandando un caffè, un bacio, un abbraccio, un vaffanculo, un ti amo, un mi manchi, uno scusa, un regalo. Questo tempo non accetta sfide dove vorresti assentarti tutta una vita. Ritrovarsi e sparire da quei tristi tentativi di giustificare scelte sbagliate.

Voglio provarla anch’io quella meravigliosa condizione di non succeder niente per giorni e giorni provando serenità e sollievo. Voglio provare ma non è così,  non è neppure così e nemmeno così, insomma, non è. Come massima risposta a ciò, cerco di deludermi il minor tempo possibile imbrogliando le paure. Quelle son messe lì apposta per distrarti da tutte quelle rarità imperfette e incontaminate dell’uniformarsi agli altri con il tempo che passa e non cura. Attenua. Come tregua, una qualsiasi. Amplifica il mio modo di ignorare il mondo portandomi dentro in tasca, un solo bottone di stoffa, dei fili d’erba, la corteccia degli alberi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Idem. Come alcune cose che non hanno alcun senso. Come perdere il tempo e poi mancarlo.

Idem, come tutte le cose dimenticabili, dove il segreto non è prestare attenzione, ma regalarla. Come trovare una ragione di vita e starci dentro, chiudersi lì.

Idem, come l’attimo di due specchi a inscenare l’infinito. Quest’infinito malinconico di rabbia che non cede alla dolcezza. Quella dove tutto un po’ tace e tu acconsenti o dove non c’è niente da fare.. lo sappiamo da subito chi ci piace e chi no.

Idem, come scegliersi, come pensare ad una dichiarazione di vita. Quella che appartiene alla poesia di giorni dove qualche volta sarebbe bello non accorgersi di tutto.

Idem alle tue croci, ai sensi appesi a stelle, come queste notti, questi cieli che pochi sanno leggere e colorarti in ciò che sei.

Idem, come l’incoscienza tra il desiderarsi e il non lasciarsi mai.

 

 

 

 

 

 

SenzaunPerché

 

 

 

 

Come forme geometriche che ricordano tutto in rettilinei, poi spigoli, poi nuovi rettilinei e  nuove direzioni. E che tutto si chiude con pezzetti di adesso in coriandoli. Chissà il motivo in cui non si viene mai a capo di certi perché e nonostante tutto. Forse perché  la bellezza se ne fotte del mondo. E se metti sempre le tue idee prima di te, devi prepararti ai lividi. Guardiamoci allo specchio, tesoro, ammiriamo il declino. Irrilevante quanto le lacrime che non vede nessuno. Quanto gli abbracci che ti do di nascosto.