SenzaunPerché

 

 

 

 

Come forme geometriche che ricordano tutto in rettilinei, poi spigoli, poi nuovi rettilinei e  nuove direzioni. E che tutto si chiude con pezzetti di adesso in coriandoli. Chissà il motivo in cui non si viene mai a capo di certi perché e nonostante tutto. Forse perché  la bellezza se ne fotte del mondo. E se metti sempre le tue idee prima di te, devi prepararti ai lividi. Guardiamoci allo specchio, tesoro, ammiriamo il declino. Irrilevante quanto le lacrime che non vede nessuno. Quanto gli abbracci che ti do di nascosto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MentreilMondo

 

 

 

 

 

Io ricordo tutto. Li riconosco tutti questi luoghi come miei. Ci ho creduto fino in fondo e poi, li ho toccati: questo cielo, questi spazi, queste terre di centro. Un miracolo di stagioni a legarsi e d’estate per la troppa luce, costretta a socchiudere gli occhi per diventare tu stessa un filo d’erba, uno di quei colori ostinati, per essere un tutt’uno invisibile con la storia di queste valli e dove non solo la ruggine ha il buon senso delle cose.

 

Ora, dopo quel che è stato, dopo che queste zolle hanno urlato piu’ rifugi che paesaggi, posso dirlo: fortunata ad aver avuto tempi nel guardare la gioia di chi incontravo. Fortunata ad averne il tempo. Perché queste terre sono magiche. Lo sono, sapete? Riesci ad essere un sottofondo di colori, a raccoglierli  stretti a mucchietto nelle dita di una mano. Qui, dove l’atmosfera è suggestiva, carica di fermento. Qui la terra ha rispetto della Terra, qui la prosa è nitida sino a renderla prodigio. Questi luoghi così attratti dalla caparbia immagine dove spicca fiero questo cielo terso. Questa valle azzurra che sembra mare. Questa distesa immensa. Lame d’erba riflesse nell’orlo di uno specchio senza fine.

 

E uno sguardo che solca da lontano questo vento che preme sulla pelle. A sera diventera’ una brezza fresca, leggera. I colori si scalderanno, passando dall’arancione, al rosso, al viola. Le cicale d’estate si ammutoliranno, restera’ solo la dolcezza del silenzio che annega nel colore piu’ profondo. Una lunga scìa di stelle a ricordare che siamo solo punti. Piccoli granelli evanescenti di una prima alba e nel cielo, la sua luce. Dolce intimita’ nell’elegia dell’assoluto. Qui, dove riesci ad essere per davvero e non per finta. Qui, dove la paura ti acceca da mesi e riprendi a respirare, con fatica, storie d’un mondo parallelo dove impressioni come foto, i pensieri, i piu’ nascosti. Questa libera via dopo puoi solo amare in un tutto il resto, di sfondo e scena. Anche quando non sai ma capisci, non sai il perché e accetti anche se poi seppellirai tutto senza lasciare alcuna mappa. Queste strade di ricordi, questi miei, scritti a bassa voce.

 

Lascio aperta la finestra .. .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con Te

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eccoli, i piccoli veri scampoli di gioia.  I ricordi negli oggetti. Si torna sempre dove si è stati bene. Inevitabilmente. La musica aiuta, la memoria, aiuta ché ti parla col cuore in mano in quel rassicurante scivolare di pioggia sul vetro della tua finestra. Questo ci vedo quando ascolto il suo ultimo disco, il suo ’En Bleu Marine’. Quando sento vibrare il clarinetto colorando percezioni e sfumature. Come un aspettarsi, senza appuntamento. Come saper fare a meno di qualcosa. E sapere che è questo, quel qualcosa in più. Una calda felpa addosso dove non sai e intanto resti.

 

 

 

 

 

 

 

I mondi da quassù

 

 

 

 

 

 

 

 

Adori il silenzio di certi istanti, la dolcezza che sprigionano le note, gli occhi che scrutano da lontano.  Il bosco e l’autunno, i cespugli tenaci e quei posti meravigliosi ché sembrano fatti apposta per aspettare qualcosa che sembra non voler mai arrivare. Raccontarti una di quelle storie che fanno piangere, così capirai quanto sia bello ridere. E quel volere ricordare quando vorresti dimenticare tutto in quel qualcosa in meno di un giorno in più. Noi due insieme, per esempio, giocando un po’ alla volta.

Chiudi gli occhi. Aprili, ora: io non sono mai andata via.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Io ci provo ad essere diversa. A pensare che non sono solo un mare di parole ma che valgo oltre esse. Provo a vedere con uno sguardo diverso  ciò che ho intorno. Ad intuire lo sbaglio partendo dalla causa, o avere l’immagine di me dello scatto perfetto dove io non sono e dove non esisto neanche dall’altra parte dell’obiettivo. Oggi, tornando a casa, nel solito tragitto, mi son vista dall’esterno. E una voglia di inondare questi occhi fino a non poterne. Non so trovare le risposte. Per me, non le so trovare. Manco a me stessa. E del perché io abbia nostalgia delle cose che ho perduto. Morirò così, ne son certa. Moriranno con me i sorrisi che ho donato agli altri, l’amore che ho provato,  la forza e il coraggio dato. Forse ci si nasce così o ci si diventa, non so. Poco fa, in questo bailamme di profili, in un blog ho letto tante buone intenzioni, tanta luce interiore, tanta motivazione. Fede, la chiamo io. Io ci provo ad essere diversa, ma finirà tutto comunque. Niente, non si salverà nulla e questo succede quando prendiamo qualcosa forse non per ciò che è, ma per ciò che vorremmo fosse. Nel mio quotidiano, questo periodo che considero troppo lungo, è come se fossi ferma sotto un porticato mentre piove ed è ancora estate. Simile a tutte le maledizioni, i fardelli che ci portiamo appresso. Che mi porto dentro, come una clessidra, non riuscendo a vedere il sole che ho dentro, capovolgendomi.